Incontro con il Presidente Fini commenti

2.10.12 : questa è una di quelle date che mi rimarrà impressa nella memoria non solo in quanto  palindroma,  cosa alquanto curiosa e non certo voluta, bensì perché mi ricorda l’incontro che il Presidente Fini mi ha voluto concedere a seguito di una lettera inviatagli nel mese di Settembre.

Di norma non rispondo mai al telefono quando la numerazione non è completa, stile call-center tanto per intenderci, eppure dopo l’insistenza ho ceduto e con mia somma sorpresa, dall’altro “capo del cavo”, una voce alquanto gioviale e cortese si presentava con un “qui la segreteria particolare del Presidente Fini”.

Chi mi conosce sa bene quale possa essere stata la mia reazione, di sicuro uno scherzo degli amici di partito che durante le fasi acute della campagna elettorale erano soliti cimentarsi in simili goliardie, eppure quel giorno non riconobbi l’intonazione della voce e risposi con un : “sì, mi dica”.

“Sì, mi dica”, a pensarci bene col senno di poi avrei potuto di certo rispondere con mille altri frasi, eppure ciò mi venne talmente spontaneo e naturale da destare forse quasi arrogante e saccente.

“Il Presidente Fini ha letto la sua email e chiedeva se fosse possibile incontrarla il 2 di Ottobre”.

Lo scherzo era finito.

Ciò che pensavo, ciò che dicevo da mesi, ora avrei dovuto ripeterlo a viso aperto di fronte al Presidente e non sapevo se ne avrei avuto realmente le capacità.

Dopo qualche settimana, il giorno si avvicinava tanto da giungere a Roma quasi rassegnato all’inevitabile rottura che mi avrebbe spinto a staccarmi dal partito, eppure ciò non è stato.

Tra equivoci vari di orario, scioperi dei mezzi e passeggiate infinite, giungo di fronte all’Ufficio di Presidenza e realizzo, in un solo istante, che il momento tanto atteso da anni era giunto.

Non avevo la più pallida idea di come riuscire ad approcciarmi, quindi infrango il muro dell’imbarazzo con una semplice domanda : “Mi scusi Presidente, vorrei farle una domanda, però deve rispondermi sinceramente. Ma a leggere le email è proprio lei o il suo staff?” Lui mi guarda con aria stupita, poi diviene serio e mentre mi risponde con un “ Assolutamente sì, sono io a leggerle “ si avvicina alla sua scrivania, prende in mano un foglio di carta mostrandomi un appunto personale con su scritto “condivido tutto, chiedere se possibile un appuntamento per il 2 di Ottobre”.

Ciò risolveva due aspetti principali: il primo riguardava il contenuto della lettera (non certo morbido, ma mi auguro mai irriverente) ed il secondo mi ha letteralmente stupito, il Presidente della Camera che usava il “condizionale” per chiedere, ad un semplice iscritto del suo partito, se e quando potesse incontrarlo.

Sembrano aspetti di poco conto, ma credo che non lo siano affatto.

Il testo integrale della lettera inviatagli è possibile leggerla a piè di pagina, ma non è questo a mio modesto avviso ciò che realmente conta.

La chiacchierata è stata lunga, è durata circa quaranta minuti, eppure il tempo è volato tanto da aver toccato solo indirettamente alcuni dei punti espressi.

Ciò che posso dire, la sensazione che ho percepito uscendo “dal Palazzo”, è che Gianfranco Fini non ha mai smesso di essere un uomo del suo Partito, non si è mai distaccato dal suo elettorato e che, per quanto possa valere l’opinione di un singolo uomo che ha avuto modo di conoscerlo solo per pochi minuti, è senza ombra di dubbio onesto, coerente con la sua logica di pensiero e ben ancorato ai suoi princìpi etici ancor prima che morali (grazie per la disquisizione).

La soddisfazione più grande, ad onor del vero, è tutt’altra.

In molti mi hanno chiesto com’era l’ambiente, se faceva un certo effetto, se ho avuto modo di incrociare altri politici di spicco oppure se fossi in soggezione;  a voi la mia risposta e non me ne vogliate : non me ne interessava assolutamente nulla.

La soddisfazione più grande, dicevo, è stata uscire dal cuore democratico della nostra Nazione con la consapevolezza di non aver gettato via un solo e singolo voto del mio essere elettore.

Per quanto assurdo possa sembrare e per quanto a Fini stesso non possa piacere, la verità è che l’unico vero “rottamatore” della scena politica italiana è proprio il Presidente in persona.

Gettando via forse l’unica vera possibilità che aveva di divenire il prossimo Presidente del Consiglio – che Berlusconi non potesse durare in eterno lo sapevamo tutti e quale logica successione se non quella del leader di AN , cofondatore del PDL – Gianfranco Fini ha scelto la via più ardua pur di non venir meno ai suoi princìpi quando “ la misura si era rivelata colma “.

In un colpo solo, ha rottamato la peggiore rappresentazione possibile del centrodestra italiano, ha tentato di ricondurre sulla scena politica il concetto di Politica senza compromessi, ha espresso il ricambio all’interno dei partiti con la nascita dei “ Mille per l’Italia “, ha fatto propria la magica espressione di Scalfaro con un “ Io non ci sto “.

E’ forse riecheggiata nella mente dei suoi ricordi la tragica espressione di Indro Montanelli “Berlusconi toglierà credibilità alla parola destra per vent’anni “ che purtroppo si è rivelata profezia ed è stato, sì facendo, l’attore protagonista del passaggio verso “ la terza Repubblica “, che lascerà a casa la stragrande maggioranza degli attuali politici di centrodestra.

La sua storia, tuttavia, pesa come un macigno.

La gente non ascolta più le sue parole, ma guarda al passato. Le frasi perdono di significato e si continua a rivangare nel concetto di cambiamento quando, senza neppure essersene resi conto, è ciò che Fini ha attuato senza dirlo ben oltre due anni fa.

Se l’elettorato di centrodestra fosse meno orgoglioso – nella sua accezione negativa del termine – gli riconoscerebbe il merito di aver già fatto ciò che altri promettono a chiacchiere nel senno di una non meglio specificata eccezione generazionale ( leggasi Renzi – in politica dal 1985 ) o nel mero e becero populismo distruttivo ( vedi Grillo ) .

Ovviamente sono molte le scelte che non condivido, il partito andrebbe totalmente azzerato, l’appoggio incondizionato a Monti con l’UDC/API ne sarà la spada di Damocle e tuttavia… come non riconoscergli il merito di ciò che è stato?

Anticipando di quasi un anno il governo tecnico, ha messo in guardia l’Italia intera della pressante crisi economica a cui si stava andando incontro. E’ stato forse il primo a proporre le Liste Pulite andando ben oltre ciò che era prassi in politica. Ha chiesto  che i bilanci dei partiti venissero rendicontati da società esterne al “ Palazzo “. Ha nominato portavoce una donna quale segno tangibile della sua sensibilità verso la questione “ quote rosa “; si è circondato di persone degne e capaci, siano esse anime “politiche” che “tecniche” ed ha lottato, a modo suo, contro il finanziamento pubblico ai partiti auspicando un interessamento civile quale forma di sostentamento.

Eppure, dopo tutto questo che è base della campagna elettorale nelle primarie del PD, non si riesce a raccogliere il dovuto rispetto a quanto si è seminato.

Cosa dire, peccato.

 

Lettera inviata al Presidente Gianfranco Fini il 29 Agosto 2012

Commenti

  1. Marco Angeletti scrive:

    Caro Adelio,
    nel leggere il tuo ottimo articolo è più forte ancora il rimpianto di quello che poteva essere e, ahimè, non è stato. Nella vita, come si dice, si va avanti peró non con i “se” ma con i “nonostante”. Confido comunque che si potrá costruire ancora qualcosa di buono in questo “dannato” paese. Marco Angeletti

  2. admin scrive:

    Grazie mille Marco, in effetti pensavo fossi tu al telefono ;-)
    Andiamo avanti, certo… mi auguro solo che questa fase di transizione tanto delicata quanto necessaria non ci conduca ad un baratro ancora più profondo durante il passaggio tra la II e la III Repubblica.