Che la pazzia di un singolo non inneschi la follia di massa

paura

I folli sono sempre esistiti: c’erano, ci sono e continueranno ad esserci anche in futuro. Nel caso specifico dei fatti che riguardano il Tribunale di Milano non riesco a catalogare le azioni di questo singolo individuo sotto le gesta di un folle. Vi era pianificazione, programmaticità, una lucida premeditazione ed il voler pensare che egli stesso non abbia rivolto particolare attenzione alle conseguenze ed a ciò che le sue azioni avrebbero innescato sarebbe da sciocchi, ancor prima che da ingenui.

Uno degli aspetti che mi preoccupa maggiormente è sicuramente la fase di panico innescata nelle masse.

A pieno ridosso dell’apertura dell’EXPO a Milano che si presta ad avviarsi proprio dal primo maggio, evento che ha innescato meccanismi di sicurezza sicuramente fuori dalla norma, nel cuore del palazzo di giustizia della stessa città, ove si presume esserci la massima sicurezza, un singolo cittadino italiano, neppure straniero magari guidato sotto l’effige di una lotta interreligiosa, entra con la massima calma, spara, uccide, cerca, trova e nuovamente uccide andando via liberamente.

Claudio Giardiello, con le sue gesta, ha sfiorato le corde più intime della follia di massa.

Ha fatto intendere che nessuno è al sicuro, neppure nella città forse oggi più sicura in Italia, neppure nel palazzo più sicuro della città più sicura in Italia. Sono aspetti che a mio avviso non possono essere trascurati.

Ciò che invece bisogna necessariamente controllare è l’agitazione e la tensione accumulata in questi giorni.

Non bisogna lasciarsi trascinare dalle conseguenze che innescano le sue azioni, semmai dovremmo essere in grado di arginare le preoccupazioni sapendole controllare, per quanto sia possibile.

La follia di un singolo non deve metterci in agitazione, ma dovremmo catalogarla quale episodio sporadico.

Certamente sussistono dei problemi, certamente la nostra è una società che quotidianamente ci pone dinanzi occasioni di miglioramento, sia in termini di sicurezza che di prevenzione, ma non per questo si deve cadere nel meccanismo inverso di eccesso di controllo sfiorando quella che è la nostra libertà, libertà intesa anche in termini di qualità nel potersi muovere e vivere liberamente, qualitativamente meglio, quotidianamente, senza rischiare di appesantire quella che è la routine giornaliera solo a causa di un singolo e, torno a ribadire, sporadico gesto.

Non per questo si deve sottovalutare l’entità del problema, è ovvio, e tuttavia l’eccezione non fa mai la regola, sicuramente potrà migliorarla, ma non per questo andrà mai a sostituirla, a meno che non la si cambi del tutto; ma allora è un sistema che deve essere stravolto, rischiando di commettere (a nervi caldi) errori tanto grossolani quanto imperdonabili che crescono a seconda del grado di responsabilità assunto dagli enti e dalle varie persone preposte al porvi rimedio.