Un commento sul discorso di fine anno del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano

Quest’oggi mi sono permesso di riprendere e ripubblicare il video ed il testo integrale del discorso di fine anno del nostro Presidente della Repubblica – piaccia o non piaccia – Giorgio Napolitano.

E’ indubbiamente un messaggio istituzionale volto nel tentativo di ridonare vecchio lustro e gloria ad una politica oggi inesistente, se non inconsistente.

Elencherò alcuni passaggi a mio avviso indicativi e mi permetterò, dalla mia piccola mente, di commentarli nella maniera a me più consona.

Prima di tutto è da constatare un Napolitano che si reinventa quasi di Destra. Richiama in più occasioni concetti quali l’unità nazionale, la rimarca e l’abbraccia quasi fosse in pericolo di vita, il che è indicativo in quanto o è a conoscenza di movimenti e criticità oggi forse ai più oscuri o subisce l’effetto di una politica di palazzo demagogica, ma che non riflette le sensibilità dei cittadini.

Vano e goffo invece il tentativo di rimbalzare su altri le cause di fattori gravi quali l’assoluta stagnazione politico / sociale, nonché la profonda crisi finanziaria del nostro Paese.

Cita o lascia intendere, infatti, che l’attuale decadenza economica sia dovuta di riflesso a scelte scellerate di altre Nazione, quali gli Stati Uniti, da cui sarebbe partito il tutto. Probabile ed anzi sicuramente certo che ci siano state ripercussioni catastrofiche, sebbene mi verrebbe da ricordare che altre nazioni, presenti sempre in zona EU, non solo non sono in crisi, ma anzi sono state in grado di rafforzarsi, dettare leggi di mercato e crescere, a dispetto di molte altre. Le causa vanno ricercate nelle politiche adottate dai vari governi, non certo da un destino a noi fatale o avverso e pertanto, caro Presidente, un mea culpa non sarebbe assolutamente fuori luogo.

Appoggia senza alcun tipo di tentennamenti il governo renziano, governo non solo mai votato ed eletto espressamente dal popolo – che al più avrebbe comunque dato la sua fiducia ad un altro segretario (Bersani) che non ha avuto la forza e la caparbietà di formare un governo – ma addirittura espressione di politiche forti di palazzo, una classe politica autoreferenziale che si sfascia e si reinventa come meglio l’aggrada, sostituendo e confondendo nella migliore delle ipotesi primarie di Partito per elezioni popolari e che nella peggiore rafforza la propria arroganza basandosi su elezioni europee che nulla hanno a che vedere con votazioni nazionali.

Non solo si vivono e si subiscono un susseguirsi di Presidenti del Consiglio mai neppure indicati quali tali, ma anzi li si appoggia senza alcun tipo di remora ed si ammoniscono quelle forze politiche, anche le correnti interne di partito, a non ostacolare né Renzi, né le proprie riforme. È pertanto fortemente indicativa l’espressione “necessario più vasto programma di riforme – istituzionali e socio-economiche – messo in cantiere dal governo” con particolare riferimento al richiamo “sulle difficoltà politiche che ne insidiano l’attuazione”. Postilla indicativa, ma grave, soprattutto se viene espressa da un Presidente della Repubblica con ruolo istituzionale, ma che di fatto è politico dal 2006.

È grave perché si continua a sminuire il ruolo fondamentale di controllo, discussione ed attuazione del Parlamento italiano. E’ grave perché si sminuiscono i ruoli dei Partiti che si prefigurano sempre più quali padronati e non quali strumenti di partecipazione democratica del Popolo Italiano alla vita Politica della propria Nazione. E’ grave perché un “non eletto” a capo di un governo guida un Nazione come meglio l’aggrada senza dover rispondere a nessuno, neppure al proprio – non – Partito, se non a se stesso. In altre situazioni, questo tipo di atteggiamento prefigura quello di regimi grigi molto più vicino alla tipologia dittatoriale che al Repubblicano Italiano.

Mi verrebbe da chiudere con un “per il momento grazie Signor Presidente, il Popolo Italiano accetta di buon grado le Sue dimissioni e le augura una buona vita”, ma sarei sicuramente troppo duro con un uomo che di fatto è espressione di volontà politiche interne e pertanto mi esìmo dal farlo augurando invece a tutti voi lettori di LetteraD una buona prosecuzione di lettura.