RSS

La “mente operaia”

Il concetto di alienazione è stato ripreso diverse volte nella storia, tuttavia mai è così presente come nei nostri giorni.

Senza rendercene conto, la nostra società ci ha posto in un’ottica prettamente capitalistica ove ciò che conta non è tanto il fine del vivere, bensì il mezzo con cui raggiungerlo.

Tant’è che il fine ha perso d’importanza, mentre il mezzo ha acquisito sempre maggior peso nella vita di tutti i giorni.

Lavoro, soldi, strumenti di vita, ne hanno soppiantato lo scopo.

Ciò ha comportato un progressivo imbarbarimento della mente che, al fine di ottimizzare il profitto, aumentando pertanto la produttività, ci ha condotti verso un inasprimento del pensiero, venendo meno la base del definirsi homo sapiens.

La mente, cioè, a seconda dei casi, si specializza in un determinato settore. Tanto più cresce la voglia d’emergere ed emanciparsi attraverso il mezzo, tanto più tempo si sottrae ad un libero arbitrio coscienzioso.

Ciascun essere umano preserva ovviamente la capacità si poter scegliere, tuttavia il poterlo fare con consapevolezza, vale a dire con cognizione di causa, viene pian piano soppiantato da pensieri estranei al proprio essere, dato che si preferisce dedicarsi ad altro piuttosto che ritagliarsi quel tempo necessario alla propria crescita intellettuale.

Crescita che non può che essere perseguita se non attraverso il tempo che le si dedica, tuttavia le priorità odierne sviano il pensiero verso altri aspetti ben più concreti e materiali.

Venendo meno tale aspetto fondamentale, la mente persegue il suo cammino verso un progressivo imbarbarimento che ne limita non solo la capacità intellettiva, ma indirettamente ci conduce ad un processo di “vita operaia” proprio in virtù del fatto che ormai si è giunti ad una “mente operaia”, specifica cioè in un singolo campo / settore, non più viva, lucida e capace di riuscire a sviare da ciò in cui si è specializzata.

In questo scenario che ai più sembrerà apocalittico, i mezzi di informazione hanno semplicemente fatto il resto. La coscienza individuale ha lasciato gradualmente il posto ad una coscienza collettiva, dove nella migliore delle ipotesi il singolo riesce a percepire una percentuale di appartenenza, nella peggiore non ci si pone proprio il problema, affidandosi in toto a decisioni altrui.

Così rimangono in pochi coloro che vanno a verificare con mano i dati raccolti da altri, a constatare se sussiste o meno la veridicità dei fatti che stanno alla base di una tesi; ma così facendo, non si è fatto altro che perdere quella capacità intrinseca e meravigliosa di ciascun essere umano: il pensiero.


Your Comment